Relazione del Presidente Andrea moltrasio

Il programma dei lavori

Cortesi Ospiti, Cari Colleghi,

l'Assemblea di quest'anno differisce in maniera sostanziale dalle precedenti.
Il momento centrale sarà la tavola rotonda, durante la quale industriali, esponenti del mondo accademico e giornalisti si confrontano su come il modello industriale italiano si possa adattare con successo a questa fase dell'economia mondiale.
In particolare si discuterà degli aspetti macroeconomici che vantano l'egemonia nell'attuale fase della globalizzazione e dei loro riflessi locali: il boom dell'Estremo Oriente, rischi e opportunità legate all'euro e le prospettive che si aprono con l'allargamento dell'Unione Europea.
Il dibattito si svilupperà all'interno di un canone che dovrebbe facilitare la discussione e consentire un'elevata sintesi delle informazioni.
L'organizzazione della tavola rotonda è stata curata da Ventiquattrore.Tv, che ringrazio della collaborazione.

 

La congiuntura

Della situazione congiunturale ci ha ampiamente informato la "Giornata dell'Economia" organizzata dal sistema delle Camere di Commercio la settimana scorsa.
Ne rileggo solo alcuni numeri utili alle politiche economiche locali.
L'economia bergamasca, come la nazionale, è ancora stagnante, tanto che la variazione tendenziale della produzione è - 0,4.
La ripresa non è ancora visibile, anche se gli ordini sono in crescita sia per i mercati interni che per quelli esteri.
La strisciante erosione della produzione industriale, decimale dopo decimale, ha causato una flessione di 3,5 punti percentuali dal picco del primo trimestre 2001.
E' difficile riporre la fiducia o la sfiducia nel futuro guardando solo i valori medi della congiuntura.
Questi infatti, ancorché negativi, nascondono al loro interno un sistema ad elevatissima varianza, trasformazioni tanto veloci da non essere sempre pienamente percepite.
Le preoccupazioni sono spesso acuite dal confronto con il contesto macroeconomico.
La crisi dalla seconda metà del 2001 ha colpito tutti, ma quest'anno il mercato mondiale viaggia velocissimo e le stime di crescita vengono riviste al rialzo mese dopo mese.
Non è improbabile che il 2004 faccia segnare un'eccezionale + 5% del commercio mondiale.
La stessa vecchia Europa, che per molti trimestri ha conseguito risultati peggiori dei nostri, adesso è in piena ripresa e ci distanzia.
Tra il 2001 e il 2003 una Germania in profonda crisi è riuscita ad aumentare le esportazioni del 15% e la Francia del 12; in Italia sono diminuite del 7%, a Bergamo del 9,2% per la maggiore sensibilità della nostra economia alla dinamica della competitività internazionale e, soprattutto, per l'effetto del cambio.
Infatti, in dollari la dinamica delle esportazioni risulta ancora positiva anche se l'attivo commerciale diminuisce sensibilmente.

 

La reattività delle imprese

La mia relazione, liberata dagli aspetti macroeconomici e dai temi congiunturali, può concentrarsi sulle questioni che fondano la mission di un'Associazione territoriale: la competitività delle imprese e del loro territorio.

Dal mio osservatorio ho potuto constatare nelle nostre imprese una forte capacità di affrontare le sfide.
Qualche giorno fa l'Italcementi ha inaugurato a Calusco il più moderno stabilimento del mondo per la produzione di cemento dove efficienza economica e minimo impatto ambientale si combinano e mostrano il volto migliore dell'industria moderna.
Una multinazionale dell'editoria, la Berterlsmann - Nuovo Istituto Italiano d'Arti Grafiche - ha iniziato la costruzione di un nuovo stabilimento a Treviglio dove concentrerà attività in precedenza svolte a Milano.
Un'impresa internazionale di logistica (Kuehne & Nagel) ha attrezzato un polo ed un'area per la localizzazione del "quasi manufacturing" nella zona meridionale della provincia e presto il gruppo Artoni seguirà questo esempio e aprirà un'unità operativa a Dalmine.
I Radici hanno sviluppato l'attività all'estero senza ridurre né ridimensionare la presenza sul territorio e questo esempio virtuoso è seguito da molte altre aziende bergamasche.
Negli ultimi sei mesi a Bergamo sono stati realizzati almeno cinque nuovi significativi insediamenti industriali e sono stati attuati altrettanti interventi di potenziamento della capacità produttiva già disponibile.
Da una stima di minima vi sono aziende bergamasche che hanno realizzato tredici stabilimenti nel mondo e tre in Italia.
Una ruota ferroviaria silenziosa (Gruppo Lucchini), un freno in ceramica (Brembo), un interruttore senza fili (Gewiss), una vernice che assorbe i gas nocivi (Global Engineering per Italcementi), un apparecchio che aspira vapori e fumi (Losma), un pannello che capta i segnali da Marte (Cospa), sono cinque nuovi prodotti presentati recentemente da aziende bergamasche innovative.
Sono casi esemplari, un'elencazione non certo esaustiva, per dimostrare che anche in una fase faticosa l'industria bergamasca si muove, per ribadire la radicata vocazione industriale del territorio e per illustrare i caratteri dominanti che si ritiene debba avere l'industria nel futuro.
Sono soluzioni intelligenti per superare la palude della congiuntura e della redistribuzione mondiale della ricchezza. Per usare un'espressione emersa nell'ultimo meeting delle 15 province più industrializzate, da questa stagnazione si esce "dall'alto" (qualificando l'impresa), "di lato" (riconvertendo i prodotti), "di sotto" (abbattendo i costi).

I casi citati testimoniano come le imprese trovano l'uscita dall'alto con l'innovazione, la qualificazione delle risorse umane, la promozione di un brand forte e la specializzazione.

 

L'uscita dal basso

Tuttavia non bisogna dimenticare che vi sono anche imprese costrette ad uscire dal basso cioè con la ricerca di soluzioni di costo più favorevoli.
Abbiamo dovuto registrare anche processi di mobilità e cessazione d'impresa.
Nell'ultimo anno se dovessimo ricercare il sostantivo che con maggiore frequenza è stato associato all'industria probabilmente scopriremmo che è declino.
La tesi che vede un indebolimento della grande industria in Italia ha, peraltro, qualche riscontro, anche se le generalizzazioni che molti osservatori fanno sono scientificamente infondate. In ogni caso molti economisti e troppi politici si ostinano a trascurare il fenomeno ancora vincente dei territori industriali e, soprattutto, delle medie imprese.
Le ricadute occupazionali delle crisi aziendali sono state limitate sia perché l'economia bergamasca continua a produrre nuovi posti di lavoro sufficienti ad assorbire le leve in ingresso ed i posti di lavoro perduti.
Lo stesso comparto manifatturiero presenta un saldo occupazionale sostanzialmente in pareggio.
La performance si è accompagnata ad un sistema di relazioni industriali collaborativo e ad "… una cultura del confronto tra le parti. Sono diminuiti i conflitti legati ai temi della legittimità e della rappresentanza e gli scioperi durante le contrattazioni aziendali." La frase è delle Segreterie Provinciali di Cgil, Cisl e Uil (ottobre 2003).
Anteporre il dialogo allo scontro garantisce una gestione meno tesa delle crisi e delle emergenze.
Non è un ottimismo di facciata bensì un esempio di come il sistema bergamasco sia pronto a garantire uno dei requisiti minimi per la competitività.

 

La nuova Media impresa
Nella dimensione economica si sta affermando un nuovo modello imprenditoriale che è l'evoluzione naturale del distretto industriale: l'espressione più specializzata della subfornitura, la strategia di conquista di nicchie di mercato.
Bergamo si colloca tra le prime province italiane per la presenza di medie imprese (225 nel 2001 con 41.711 addetti).
Queste imprese superano agevolmente la critica del nanismo perché costruiscono una rete di relazioni con acquisizioni, partecipazioni e accordi tecnico-commerciali che danno loro la possibilità di essere protagoniste dei loro rispettivi mercati.
Esiste una grande variabilità nei fattori competitivi della media impresa, ma è indubbio che produrre è funzione diretta della loro capacità di innovazione.

 

L'innovazione

Proprio la scorsa settimana il mondo dell'informazione, sulla scia del New York Times, si è occupato con preoccupazione della Cina che ha speso, nel 2002, 60 miliardi di dollari in ricerca; solo Usa e Giappone hanno budget più elevati, mentre l'India ne ha investiti 19, risultando fra i primi dieci del mondo. L'Italia, che ha un prodotto interno lordo più alto, ne ha spesi 10, meno degli anni precedenti.

La presenza italiana e bergamasca sui mercati internazionali dell'hi-tech declina rapidamente, anche nei settori in cui possiamo vantare nicchie di specializzazione.

La spesa pubblica ed il sostegno alla ricerca devono essere drasticamente aumentati anche al di fuori dei vincoli del Patto di stabilità.

E' un interesse continentale coerente con le scelte di politica economica dell'Unione Europea.

Gli indicatori formali dell'innovazione continuano inevitabilmente a penalizzare l'Italia dove il numero dei brevetti è ancora largamente inferiore alla media comunitaria.

La Lombardia si difende e Bergamo segnala una dinamica interessante: nel 2003 sono stati depositate domande per 62 invenzioni contro le 40 di solo due anni prima.

Per brevetti europei siamo la terza provincia in Lombardia.

Si tratta di segnali incoraggianti che sono merito di una rinnovata attenzione allo sviluppo della comunità bergamasca. Sono il risultato di investimenti pubblici e privati. Sono i primi frutti del Polo Tecnologico, e della crescita dell'Università.

La recentissima inaugurazione di Point a Dalmine ed i primi inserimenti di alcune imprese nell'incubator mandano segnali rassicuranti anche per il futuro.

Altre informazioni ci restituiscono un quadro meno positivo.

L'Italia, ad esempio, si posiziona in maniera soddisfacente per quantità di connessioni e per densità dei siti internet, che sono considerati indicatori indiretti della capacità di cogliere le opportunità tecnologiche e commerciali; Bergamo con poco più di 8.500 siti aziendali, circa uno ogni 90 abitanti, si colloca intorno alla media nazionale, lontana dalle posizioni di eccellenza che dovrebbero competerle in proporzione al suo sistema produttivo.

 

Il piano di intervento

E' necessario non solo non accontentarsi di modesti risultati temporanei ma rafforzare l'impegno.

L'Unione quest'anno investe importanti risorse sul fronte dell'innovazione.

Insieme all'innovazione di prodotto ed a quella di processo vogliamo catalizzare il cambiamento di tutte le funzioni aziendali che possono dare un contributo alla modernizzazione competitiva del sistema produttivo.

Gli approfondimenti dimostrano come alla vasta area dell'innovazione commerciale le imprese attribuiscano un valore strategico: la scelta dei mercati, le modalità con cui affrontarli, il posizionamento nella catena del valore e, con qualche sorpresa per l'industria bergamasca, una nuova attenzione alla comunicazione.

I fabbisogni finanziari per l'innovazione permanente sono crescenti e rischiano di mettere in difficoltà la fonte di reperimento primaria nelle imprese che è rappresentata dall'autofinanziamento.

E' necessario che le imprese utilizzino i nuovi strumenti societari e finanziari, a sostegno della crescita.

Come ho già avuto modo di dire, per un tessuto industriale come quello bergamasco sarà vincente e generatrice di ricchezza quella banca che saprà coniugare una adeguata dimensione aziendale, elevati livelli di efficienza con un rapporto stretto con il territorio: una banca a rete.

Criticità maggiori ci vengono segnalate nella logistica, dove l'impresa da sola con le sue reti poco può senza il supporto del sistema locale.

La logistica non è solo trasporto, non è solo avvicinamento al mercato, senza infrastrutture per la mobilità non si può fare.

Sappiamo quanto Bergamo sia indietro, quanto poco si faccia e quanti ritardi continuiamo ad accumulare.

 

I fabbisogni formativi

Il ramo che si intreccia con tutti gli altri è l'innovazione organizzativa, che si basa molto sulla qualità delle risorse umane.

Sulla scolarità complessiva stiamo recuperando il ritardo e la posizione di Bergamo si avvicina alla media regionale.

Per quanto riguarda le scuole superiori il tasso di iscrizione è aumentato in sei anni di circa dodici punti percentuali e gli iscritti sono cresciuti in valore assoluto. In Lombardia ed in Italia la progressione percentuale è assai più contenuta e, soprattutto, diminuisce il numero assoluto di studenti a causa di leve meno numerose.

L'offerta di laureati è ancora abbastanza lontana dalle medie europee anche se l'Università di Bergamo, avendo raggiunto efficienza ed economie di scala, dà un impagabile contributo al superamento di un'arretratezza antica.

Sussistono le condizioni perché si possa in pochi anni raggiungere uno standard internazionale.

Resta grave, invece, lo squilibrio fra caratteristiche della domanda di lavoro e vocazioni della popolazione.

Rispetto alle caratteristiche del mercato del lavoro locale abbiamo calcolato un deficit di offerta intorno al 30% per le professioni tecnico-scientifiche.

Quindi l'orientamento rimane un problema e noi siamo impegnati a sviluppare questa attività.

Ricordo inoltre il nostro contributo diretto alla formazione che, nelle diverse forme, si è concretizzato in 238 corsi per 3.076 partecipanti, con un incremento di un quarto nel 2003.

 

Il nuovo posizionamento dei servizi

Sviluppare innovazione vuol dire aiutare le imprese con servizi specifici e "critici" nel senso della creazione del valore.

Noi crediamo che la maggiore efficacia del servizio ed il suo miglior valore si conseguono quando esso è parte di un sistema che garantisce anche identità e rappresentanza.

Proprio oggi abbiamo presentato il nuovo brand associativo con lo slogan "Consulenza alle imprese da chi rappresenta l'Impresa".

Tutte le attività dell'Unione e delle società collegate rafforzeranno le sinergie di un modello a rete per fornire un unico pacchetto di servizio per le aziende, perché l'innovazione non può essere solo nei contenuti ma anche nelle modalità di erogazione.

L'allargamento dell'offerta di consulenza alle imprese ed il riposizionamento di alcuni servizi sono determinati dall'adeguamento continuo dell'Unione alle esigenze degli Associati ed ai fabbisogni del sistema produttivo.

L'obiettivo è sostenere le capacità di reazione e la volontà di scommettere ancora sul futuro che l'industria bergamasca sembra mostrare per soprattutto nei momenti di difficoltà.

 

Territorio, infrastrutture ed energia

Il sistema politico locale e nazionale non sempre mostra la stessa capacità di reazione, la stessa capacità di essere pronti a cogliere gli spunti per il rilancio dello sviluppo.

Negli ultimi mesi abbiamo preso atto con grande soddisfazione che il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale è stato definitivamente adottato.

In particolare abbiamo apprezzato che finalmente si è espressa un volontà politica e ribadiamo la nostra disponibilità per contribuire a definire e, soprattutto, ad attuare il Piano per il settore produttivo e per l'urbanistica industriale.

Con la speranza forse eccessiva che la capacità di governo non si esaurisca nella fase del disegno, ma riesca a districarsi anche nell'attuazione del progetto e nella realizzazione delle opere infrastrutturali che continuano ad essere il maggior fattore di ritardo del nostro territorio.

Recentemente ho avuto modo di affermare che negli ultimi 18 anni la provincia di Bergamo non ha visto realizzata nessuna opera che riguardasse la sua interconnessione con le altre province lombarde o altre regioni.

Mentre per la mobilità locale (manutenzioni a parte) è stato fatto un pezzo dell'asse interurbano, qualche opera per razionalizzare il sistema tangenziale di Bergamo ed alcune incompiute come la Seriate-Nembro-Cene.

La ferrovia vanta un consuntivo ancora peggiore: nulla se non i progetti dell'Alta Capacità, gli slittamenti progressivi per il raddoppio della Bergamo-Treviglio, l'attesa infinita per il quadruplicamento della Milano-Treviglio.

Con ironia si può ricordare che lo sblocco della procedura era stato garantito dal Ministro Signorile per il 30 giugno 1986 con tanto di scuse per il ritardo fino allora accumulato.

Con l'interporto di Montello festeggiamo le nozze d'argento.

Le stesse opere infrastrutturali di significato sovracomunale si contano in poche unità e qualcuna non ancora terminata dopo anni e anni con i cartelli "lavori in corso".

Di fronte ad un'offerta bloccata la domanda è cresciuta di circa il 4% l'anno.

Il traffico autostradale in dodici anni è aumentato di oltre il 50%.

Per fortuna l'economia non è andata granché bene considerato che il traffico cresce 1,5 volte il PIL.

Gli unici successi e le sole soddisfazioni vengono dall'Aeroporto.

In questa fase sembra che i continui richiami delle imprese ad elevare l'offerta infrastrutturale abbiano trovato qualche maggiore ascolto - che ci lascia sperare in una più facile raccolta del consenso - ma non è ancora aperto alcun cantiere relativo alle opere storiche della provincia.

Rispetto allo stato delle infrastrutture ritengo che si possa ricordare - per sintetizzare il comune sentire - la celebre frase di Totò: "Ogni limite ha la sua pazienza".

Abbiamo dovuto apprendere dall'esperienza che la causa dell'inefficacia della pianificazione deriva dall'inutile complicazione e dalla tortuosità delle procedure che garantiscono spazi continui di interdizione a tutti coloro che osteggiano politiche di sviluppo e che comunque provocano ingiustificati ritardi.

Procedure che minacciano non solo la realizzazione delle infrastrutture per la mobilità, ma tutti gli investimenti - pubblici e privati - destinati ad elevare la forza economica del territorio.

Ad esempio, qualche giorno fa un'impresa che ha finalmente ottenuto il via alla realizzazione di una centrale elettrica ha acquistato due pagine del Corriere della Sera e, forse spiritosamente, ha elencato tutti i passaggi legislativi e burocratici che sono stati necessari per arrivare all'accettazione dell'investimento.

Sono 90 tra prescrizioni e adempimenti che coinvolgono cinque Ministeri, sette Enti locali e quattro Enti pubblici.

Bisogna essere realistici; è improbabile che il deficit energetico della provincia possa essere colmato, nonostante - come abbiamo osservato insieme ai Sindacati per il Piano Territoriale - in almeno due progetti si sia di fronte a una ristrutturazione di impianti esistenti con la garanzia di un minore inquinamento ed una maggiore produttività.

A Bergamo mancano circa 6.300 GWh. Ci dicono dobbiamo attenderci altri black out. L'anno scorso abbiamo avuto danni per più di 1,2 milioni di euro. Quanti saranno i danni quest'anno?

 

Le elezioni di giugno

Una partita importante sul tema della competitività del territorio verrà giocata il prossimo mese di giugno con le elezioni.

programmi delle forze politiche e dei candidati vengono presentati in questi giorni e saranno oggetto di attenta valutazione.

Si è a lungo discusso dell'opportunità di far coincidere le elezioni amministrative con quelle europee.

Trascuro qualunque considerazione economica, organizzativa e, a maggior ragione, politica per affermare che questa coincidenza è sul piano culturale un'opportunità che deve essere colta.
Gli elettori hanno l'opportunità di comprendere meglio come il processo decisionale che li riguarda parte dal campanile per arrivare a un'aggregazione di quasi mezzo miliardo di persone e che le scelte non possono e non devono essere determinate solo dal particolarismo.

E' giusto che nelle comunità locali si presti particolare attenzione al proprio ambito ristretto, al territorio vicino, alle emergenze sociali specifiche ed al governo della vita di tutti i giorni; ma queste scelte devono anche tener conto di un quadro di riferimento generale con cui non devono confliggere.

Diversamente il comportamento politico rischia di diventare schizofrenico.

La circoscrizione di cui fa parte Bergamo ha eletto più di 20 parlamentari europei e pochi di noi ne ricordano i nomi e nessuno ha mai avuto occasione di incontrarli o quasi.

Quando Confindustria Lombardia è andata al Parlamento Europeo per illustrare l'assoluta priorità del Corridoio 5 nella politica infrastrutturale italiana ed europea erano presenti solo tre parlamentari europei: il Vice Presidente Podestà e due onorevoli che erano venute, la prima a dichiarare l'assoluta contrarietà al Corridoio 5, la seconda la sua assoluta subalternità al Corridoio adriatico.

Dai sondaggi risulta che gli italiani continuano ad essere i maggiori sostenitori dell'Unione Europea e gli imprenditori italiani e bergamaschi sono sempre più convinti della necessità di una politica economica europea comune con ambiti di intervento anche più ampi di quelli attuali; sono anche convinti che la Costituzione europea ed il passaggio ad un'azione comune anche sulle politiche sociali ed internazionali sia necessaria.

Il prerequisito perché il nuovo sistema europeo possa funzionare è che i rappresentanti si facciano portatori delle esigenze dei loro elettori.

In altri Paesi è già così, la rappresentanza italiana finora su questo versante è stata inadeguata.

Per quanto riguarda le elezioni amministrative è nota la nostra posizione in quanto espressione del mondo delle imprese: niente atteggiamenti clientelari, niente annidamenti nelle liste per avere favori, niente voti di scambio.

La nostra azione e le nostre critiche costruttive alla politica si baseranno sempre sulla forza delle idee e delle proposte, sulle convinzioni maturate al nostro interno con la responsabilità e la prudenza proprie di un'Associazione che fa della trasparenza e della serietà il perno di ogni decisione.

L'impegno nei confronti dei futuri amministratori sarà leale e con un obiettivo chiaro: migliorare la qualità della vita in questo territorio, aumentandone la competitività e preservandolo da quel rischio di volgare imborghesimento che non è compatibile con le sfide che l'economia globalizzata e la "stabilità dell'incertezza" impongono.

Vogliamo insomma che si possa ancora descrivere la nostra società con le parole di Carlo Cattaneo.
"Una popolazione d'intraprenditori arditi, di sagaci operai, di negozianti e proprietari [….], di scienziati che promuovono la prosperità e considerazione del Paese", insomma: "una congerie formidabile di forze materiali e morali".