Legno

IL legno a bergamo

Il piano editoriale dell’opera “Il legno a Bergamo: storia, ambiente, cultura e lavoro; le industrie fra tradizione e futuro”, realizzata su iniziativa e grazie al determinante contributo delle aziende associate al Gruppo Legno dell’Unione degli Industriali della Provincia di Bergamo, si articola in due volumi, pubblicati da Bolis Edizioni, in distribuzione a cura di Servizi Confindustria Bergamo srl (Via C. Maffeis, 3 – Bergamo – tel. 035.212295) al costo di 30 euro.

La pubblicazione, illustrata con immagini in quadricromia e fotografie d’epoca, nel primo volume rappresenta questo settore produttivo, attraverso i testi dei diversi autori: Lelio Pagani, Renato Ferlighetti, Alberto Fumagalli, e Stefano Cofini. La narrazione, declinata dalle origini, a partire proprio dall’albero, ripercorre le tappe fondamentali dell’evoluzione dell’industria bergamasca del legno, attraverso una rilettura del rapporto tra uomo e territorio che la lavorazione di questa materia prima “viva” ha permesso di instaurare e radicare nelle nostre tradizioni più profonde.
Nel secondo volume, oltre ad un profilo economico del settore, raffigurato da Massimo Longhi, e alla storia delle industrie locali raccontata da Renato Ravanelli, trovano spazio le pagine illustrate che descrivono il profilo delle diverse aziende associate, dalle quali emerge, evidente, la grande capacità di innovare, di progettare nuove tecnologie, di sviluppare design di qualità, per vincere le sfide di un mercato internazionale sempre più competitivo.

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Storia, Ambiente, Cultura, Lavoro

Visualizza alcune pagine tratte dal primo volume (PDF, 3.6 Mb)L’iniziativa editoriale voluta dal Gruppo Legno mi sembra davvero apprezzabile per molte ragioni, ma in particolare ne vorrei ricordare tre.
Innanzitutto si è realizzato uno strumento di conoscenza di un settore industriale che non è mai al centro dell’attenzione degli osservatori economici, nonostante diffusissima presenza dei suoi prodotti nella nostra società e nonostante il ruolo importante che ha avuto negli ultimi quaranta anni nelle esportazioni e nell’affermazione del made in Italy. Il legno e i prodotti derivati dalla sua lavorazione sono elementi fondamentali, talvolta insostituibili, nella struttura delle nostre case, nei componenti d’arredo senza i quali non potremmo immaginare la nostra vita, in infiniti oggetti di uso quotidiano. Tuttavia le tecnologie e le organizzazioni, cioè le imprese, che stanno a monte dei prodotti in legno sono poco studiate e conosciute: bene quindi approfondire e capire.
Una seconda ragione sta nell’opportunità di varare un progetto culturale come strumento per facilitare l’affermazione del settore e rilanciare la competitività delle imprese. Sicuramente uno scatto d’orgoglio alla ricerca delle proprie radici crea valore intangibile e prepara a nuove sfide.
Infine, dare visibilità al settore con una pubblicazione di qualità permette di rafforzare l’identità associativa. La nostra organizzazione è infatti chiamata ad essere sempre più attenta alle differenze tra imprese e settori, e impegnata a sostenere quelle relazioni sul territorio che assistono gli imprenditori nella loro missione di creare ricchezza e rafforzare la cultura d’impresa.

Andrea Moltrasio
Presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Bergamo

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Le Industre fra Tradizione e Futuro

Visualizza alcune pagine tratte dal secondo volume (PDF, 1.7 Mb)Parlare di legno evoca in tutti ricordi più o meno lontani. Per noi, che lo lavoriamo ogni giorno, è anche una materia viva, naturale, del passato, del presente e del futuro.
Penso al nonno che da contadino ha acquistato il primo tornio: è diventato artigiano e con i figli ha iniziato l’arte di lavorare il legno; dopo aver lavorato 10 ore , la sera e appena potevano, ritornavano nei campi a fare i contadini e a coltivare l’orto. Così hanno iniziato la loro attività molte nostre aziende.
Sono nato sopra la bottega di papà, così chiamavo allora la fabbrica, e fin da piccolo i miei giochi si sono svolti nel laboratorio di famiglia, e posso tranquillamente affermare che la mia merenda era a base di pane, cioccolato e trucioli.
La mia scuola nella fabbrica sono state le estati trascorse a contare le palline (una rossa-nove blu, due rosse-otto blu e così di seguito) da infilare nelle aste dei pallottolieri, oppure ad incollare gli archi delle barchette di Renzo e Lucia, a costruire le casette del presepio o semplicemente a prendere i pezzi che uscivano dalla pialla a spessore.
Vedo ancora papà piegare la carta e costruirsi con grande abilità il cappellino che lo proteggeva dalla polvere nel lavoro. Vedo gli operai usare con facilità la sega a nastro, la circolare, la pialla e la toupie; li ricordo chini sulle pentole della colla a caldo, giuntare due pezzi con incastro a pettine per ricavare la sagoma ricurva dei portabiti. Rivedo figure di ragazze (trenta/quarant’anni or sono, la maggior parte dei nostri dipendenti, erano donne, perché i ragazzi preferivano lavorare nelle fabbriche più grandi o nelle officine meccaniche), verniciare con una pistola a spruzzo delle asticelle con sopra una lamiera sagomata da cui uscivano i numeri del pallottoliere. Con il pennellino disegnavano con rara maestria la giubba e il cappello dei pompieri, pitturavano gli occhi all’asinello o ai pinocchi.
Molti anni sono trascorsi ed ora la fabbrica non è più così; è più anonima, più tecnica. Le macchine sono cambiate; oggi vi sono le scorniciatrici, i pantografi a controllo numerico, le catene e i robot di verniciatura ed altre sofisticate apparecchiature, ma l’odore è sempre lo stesso. Il profumo del legno, della colla e delle vernici rendono le nostre fabbriche uniche ed inconfondibili.
Mi sono chiesto più volte come fare a trasmettere queste situazioni ai ragazzi che vengono in visita, ai giovani che terminano la scuola e come far loro e come far loro comprendere i cambiamenti ed i processi culturali e tecnologici che hanno accompagnato lo sviluppo delle varie lavorazioni.
Questo è stato il primo seme che ha portato le nostre aziende a desiderare quest’opera, che non vuole essere una narrazione dettagliata ed erudita, ma solamente una traccia, per interessare ed incuriosire sullo sviluppo e sulla storia di una parte importante dell’industria bergamasca.
Dobbiamo recuperare la memoria delle aziende che ci hanno preceduto, anche di quelle che oggi non esistono più, ma che hanno fatto parte del progresso e dello sviluppo della nostra provincia. Con la loro esperienza ci hanno insegnato il lavoro, il rispetto dell’ambiente e dei boschi. Oggi molte nostre fabbriche usano legname di foreste ecocertificate, le polveri negli ambienti di lavoro sono quasi assenti e anche le vernici, soprattutto con l’impiego di quelle all’acqua, sono meno nocive.
I prodotti delle nostre industrie sono di uso quotidiano e sparsi in tutto il mondo. Si costruiscono mobili bar, arredamenti per navi e alberghi, imbarcazioni, cucine, serramenti, appendiabiti, complementi d’arredo, imballaggi, anelli per tende, insomma articoli molto diversi tra loro e diretti a differenti mercati. Prodotti di lusso e di largo consumo, lavorazioni di serie e pezzi unici. Alcune aziende, in particolare quelle con un design più avanzato, hanno ideato e realizzato oggetti premiati ed esposti in varie mostre e destinati con il passare del tempo a diventare opere d’arte.
Il settore del legno a Begamo, nonostante conti più di mille imprese, malgrado occupi diverse migliaia di persone ha poca visibilità ed è questa un’altra ragione che ci ha portato a desiderare la realizzazione di questo libro.
Si è voluto raccontare la storia ed il presente dell’industria e dell’artigianato del legno, per la riconoscenza che dobbiamo a tutti coloro che hanno lavorato e lavorano con fatica questo materiale, ma con attenzione anche al nuovo, al mercato ed all’ambiente.
Si vuole documentare lo spazio che ancora c’è per questo settore nell’industria moderna, nel made in Italy, nell’innovazione tecnologica, nel design e nella frontiera della combinazione con altri materiali.
Si vuole essere, infine, riconoscenti alla natura che ci ha donato questo materiale, che ci ha accompagnato dalle palafitte ad oggi, e che è ancora necessario per il domani. È l’unico materiale che si rinnova e che è indispensabile al ciclo vitale, oltre ad essere uno dei pochi elementi che consentano la costruzione di oggetti, di utensili e, talvolta, di opere d’arte.

GianFranco Valsecchi
Presidente Gruppo Legno
Unione degli Industriali della provincia di Bergamo