Interviste e opinioni degli imprenditori 2006
La ripresa di
fine anno - Alberto Barcella, presidente di Confindustria Bergamo (L'Eco
di Bergamo - 1 febbraio 2006): "Non si può che salutare con soddisfazione
i risultati della congiuntura a fine 2005. Finalmente dopo cinque anni non siamo
costretti a commentare segni meno o variazioni positive di pochi decimali. Un
po' di campanilismo non guasta ed è opportuno segnalare che Bergamo presenta
un consuntivo più consistente della Lombardia. Qualche segnale rassicurante
c'era già stato durante l'estate, ma un incremento della produzione di
quasi due punti e mezzo arriva probabilmente inaspettato per tutti gli osservatori.
L'indagine congiunturale del terzo trimestre lasciava intravedere una ripresa
ed in corso d'anno le esportazioni sono cresciute (+8,5% fino a settembre e dovrebbero
raggiungere per la prima volta un importo complessivo di 10 miliardi
di euro nell'anno) ed hanno dato un consistente impulso alla produzione.
Finalmente
abbiamo recuperato in quantità (su base annua) i livelli della produzione
del 2000. È consolante che vi sia un'espansione in quasi tutti i settori
e la stessa industria tessile sembra aver concluso la sua fase recessiva. Questo
settore ha grande importanza per la provincia e, negli ultimi anni, ha attraversato
una crisi assai pesante: il suo rilancio potrebbe garantire risultati economici
ed occupazionali importanti. Lo stesso artigianato di produzione, che molte difficoltà
ha avuto nella lunga fase di bassa congiuntura, manifesta tendenze di ripresa.
La questione importante a questo punto è valutare se il quarto trimestre
del 2005 sia stato caratterizzato da un rimbalzo tecnico o sia un episodio, oppure
se possiamo contare sull'avvio di un ciclo espansivo.
Su questo tema è
necessario usare grande cautela, perché da ormai diversi anni l'economia
non rispetta più i cicli disegnati nei manuali di economia e si muove con
grande variabilità e asimmetria. Qualche preoccupazione che si sia di fronte
a un picco isolato non può mancare; basta pensare che, a livello nazionale,
proprio ieri Confindustria segnalava un pesante arretramento della produzione
industriale a gennaio (-4,6%). Tuttavia, pur con cautela, si può essere
ottimisti perché non siamo di fronte solo ad un segno positivo consistente
e a valori positivi diffusi in tutte le attività, ma tutti gli indicatori
raccolti si muovono nella medesima direzione: gli ordini, il fatturato, il tasso
di utilizzo degli impianti, gli ordinativi, il livello delle scorte, ecc. Alcuni
di questi numeri tendono ad anticipare l'andamento della produzione industriale
nei prossimi mesi e, quindi, è legittimo augurarsi che almeno per la prima
metà del 2006 la congiuntura si mantenga tonica.
La minaccia più
consistente ad un prolungato periodo di espansione viene, come osservano gli analisti,
soprattutto da variabili esterne: il prezzo del petrolio, il rischio di scarsità
energetica, tensioni inflazionistiche qua e là per il mondo, difficoltà
finanziarie diffuse nella quasi totalità dei bilanci pubblici e dall'accenno
di qualche rallentamento del tasso di crescita dell'economia americana che recentemente
si è manifestata. Si tratta di fenomeni fondamentali per determinare il
ciclo dell'economia mondiale e la dinamica del commercio internazionale, tuttavia
per l'economia bergamasca tutti questi indicatori contano meno di altri fattori:
-
La crescita dell'economia tedesca, che non è più la locomotiva dell'Europa
e del mondo, ma per Bergamo resta trainante e su questo versante credo che il
2006 possa essere un buon anno.
- Il migliore andamento del mercato dei beni
strumentali, che premia la struttura produttiva di Bergamo e che normalmente anticipa
la ripresa dei consumi.
- La firma del contratto dei metalmeccanici, che dovrebbe
consentire un clima sociale più sereno ed un'attività produttiva
priva di interruzioni.
- Infine, c'è un altro fattore che scientificamente
non dovrebbe esistere: normalmente il ciclo economico trae giovamento dalle elezioni
e dal periodo immediatamente successivo.
Sono quindi fiducioso per i prossimi
mesi, ma il recupero pieno delle quote di mercato perdute negli ultimi cinque
anni non è purtroppo questione della congiuntura; prima o dopo torneremo
a commentare dati negativi o progressi poco significanti se non si avvierà
una fase virtuosa di nuova politica industriale, di interventi per la competitività
delle imprese e di riforma del Sistema Paese".



