Interviste e opinioni degli imprenditori 2006
Il giudizio sulla Finanziaria - Alberto Barcella, presidente di Confindustria Bergamo (L'Eco di Bergamo - 29 settembre 2006): "C'è grande preoccupazione degli imprenditori bergamaschi per la formulazione, in via di definizione, di questa Finanziaria. Mi rendo conto che un commento compiuto potrà essere fatto soltanto dopo che il Consiglio dei ministri l'avrà varata, però oggi, con le indiscrezioni di stampa e con le informazioni che Confindustria, in maniera informale, ha ricevuto nelle ultime ore, i motivi di preoccupazione sono moltissimi. Noi come imprenditori bergamaschi e italiani siamo ben consapevoli della criticità dei conti pubblici. Proprio per tale motivo ci aspettavamo una manovra di grande rigore. Eravamo e siamo pronti, pertanto, a fare la nostra parte ma credevamo in una Finanziaria che affrontasse il nodo del debito pubblico e che, nello stesso tempo, così come era previsto dal Dpef, contribuisse al rilancio della competitività del sistema-Italia. In questo quadro era d'obbligo una riduzione degli sprechi che persistono nella spesa pubblica a vantaggio degli investimenti. È ben strano che su una manovra di bilancio da 30 miliardi non si riesca a reperirne 15, come era nelle previsioni, da un taglio delle inefficenze del sistema. Già il Dpef aveva individuato 4 grandi settori su cui intervenire: la pubblica amministrazione, i trasferimenti Stato-regioni, la previdenza e la sanità. Purtroppo dobbiamo constatare con grande amarezza che, per una serie di veti incrociati, non si è riusciti a recuperare nulla sulla pubblica amministrazione, praticamente niente sui trasferimenti statali mentre la previdenza è stata stralciata e si sono, forse, recuperati 3 o 3,5 miliardi sulla sanità. E agli imprenditori resta sempre il sospetto che questi minori costi dello Stato nei confronti delle regioni non siano altro che un trasferimento di tassazione dal livello centrale a quello periferico".
"Noi
riteniamo che la Finanziaria contenga ancora la cosiddetta riduzione del cuneo
fiscale. Ci aspettavamo una riduzione di 5 punti. Ci è stato preannunciato
ufficialmente, in un'audizione parlamentare, che questo taglio sarebbe stato di
3 punti per le imprese e di 2 per i lavoratori. Noi avremmo preferito una riduzione
tutta sul fronte delle imprese per dare maggiore competitività al sistema
industriale. Prendiamo atto di questa decisione ma la grande sorpresa di oggi
è che, mentre la riduzione di 3 punti della contribuzione pagata dalle
aziende potrebbe essere divisa in due tranches, arriva la notizia di questo prelievo
forzoso dei crediti che i dipendenti hanno nei confronti delle imprese dove lavorano.
Crediti che verrebbero trasferiti all'Inps. Saremmo di fronte ad un esempio di
finanza creativa, una politica che era stata tanto criticata dalla compagine politica
che attualmente regge il governo. Quindi è anche molto probabile che la
Ue sollevi le sue riserve. Ma soprattutto questa misura rappresenterebbe un danno
enorme per le piccole imprese e credo che questo il governo non l'abbia compreso.
Il Tfr maturando è di circa 12 miliardi l'anno e ad oggi soltanto 2 miliardi
vengono versati ai fondi. Quindi restano circa 10 miliardi e se, come pare, il
50% di questa somma dovrà essere versato all'Inps, i dipendenti non avranno
più un titolo di credito nei confronti della loro impresa ma lo avranno
con l'Inps: non so quanto questo farà loro piacere. Nello stesso tempo
il Tfr rappresenta una fonte di finanziamento il cui venir meno creerà
inevitabilmente dei problemi alle aziende più deboli dopo che ci sono voluti
mesi e mesi per giungere ad un accordo con il governo precedente per la destinazione
del Tfr alla previdenza integrativa".



