Interviste e opinioni degli imprenditori 2006
Con la globalizzazione inutile giocare in difesa - Alberto Barcella, presidente di Confindustria Bergamo (L'Eco di Bergamo - 23 marzo 2006): "La seconda globalizzazione non è solo economica; oggi viviamo nel villaggio globale e c'è una globalizzazione della conoscenza e della concorrenza, non solo degli scambi; il mercato coincide con il mondo intero. Non solo: la globalizzazione si afferma anche sul piano politico e assumono più peso gli organismi internazionali. Ciò incide anche sull'economia".
"Il processo di globalizzazione è un fenomeno rivoluzionario e spaventa perché vengono rotti modelli consolidati. Oggi siamo costretti al confronto; offre grandi opportunità ai singoli, ma crea problemi alle collettività: abbiamo vantaggi come consumatori, ma problemi come produttori".
"La globalizzazione è stata demonizzata, ma da quei Paesi che si affacciano al mercato è vista come una grande opportunità. Prima l'abbiamo portata da loro, ora ce la restituiscono con la forza di un tornado".
"E' impossibile la chiusura dei Paesi; non possiamo opporci ad un fenomeno più forte di noi. E le nostre imprese hanno compreso questa situazione. Occorre accettare le regole: non c'è alternativa. Occorre internazionalizzare la produzione, processo che può contribuire a rafforzare l'attività dell'azienda anche in patria mantenendo da noi le attività più qualificate come ricerca e sviluppo. Oppure bisogna trovare nicchie di mercato, investire in innovazione, la logistica, migliorare i servizi. Le aziende devono assumere una dimensione critica capace di competere: non è più vero che «piccolo e bello», serve una dimensione che consenta l'innovazione e la competizione".
"Un centinaio di nostre imprese sono internazionali, ma con sede nella nostra provincia, la testa a Bergamo e le braccia nel mondo: hanno circa 50 mila dipendenti e, di questi, metà sono a Bergamo, metà all'estero. A sua volta la nostra provincia vede la presenza di 109 unità produttive di multinazionali che danno lavoro a 20 mila bergamaschi. Tutto ciò impone una ristrutturazione del nostro tessuto industriale. È un fenomeno non indolore, anche se l'occupazione regge, ma ci sono crisi di aziende con conseguenze sul piano sociale".
I problemi "devono essere affrontati in modo diverso: non più la difesa del posto di lavoro, ma la difesa del lavoro con investimenti in formazione, più mobilità del personale, la capacità di svolgere compiti diversi o passare dall'impresa ai servizi".
L'Occidente deve "cercare di
regolare il fenomeno della globalizzazione, porre regole che consentano uno sviluppo
armonico dei Paesi emergenti e non creino contraccolpi da noi. Occorrono regole
condivise di correttezza e di etica negli scambi internazionali; serve una concorrenza
equa, leale, etica. Devono essere regole simili alla nostra cultura occidentale:
o lo facciamo ora che siamo ancora in grado o dovremo subirne altre".



