Interviste e opinioni degli imprenditori 2007
Centenario, la relazione del presidente -
Alberto Barcella, presidente di Confindustria Bergamo (La Rassegna - 14 giugno
2007): "Oggi come nel passato, imprenditoria diffusa, risorse umane motivate
e sostegno del territorio sono i fattori competitivi".
Sarebbe
sterile limitarsi a celebrazioni, apriamo piuttosto il cantiere dei prossimi centanni
di industria. Molte imprese dovranno ristrutturarsi. Non poche cesseranno la loro
produzione. Ma la solida struttura della nostra industrializzazione è destinata
a sostenere le attività di domani.
Grazie alla sua
struttura produttiva ed al suo modello di internazionalizzazione viene esportato
circa un terzo della ricchezza prodotta. In provincia sono presenti con siti produttivi
117 multinazionali estere e 13 italiane; 6 sono le multinazionali bergamasche
grandi o tascabili e 114 le industrie medie e piccole che hanno oltre
300 unità produttive nel mondo. Rispetto alle multinazionali, ha aggiunto,
se qualche situazione critica contingente può far emergere dubbi, unanalisi
globale confermerà limportanza del loro contributo.
Linsufficiente
dimensione dimpresa resta un problema. Si deve costruire un programma di
crescita e di cooperazione per acquisire una dimensione aderente al mercato.
Nessun
territorio e nessuna impresa possono guardare con fiducia al domani se non vivono
e non si relazionano con un sistema pubblico efficace. I prossimi anni saranno
più ricchi di successi se sapremo - in politica e in economia - ridurre
i costi della distribuzione, immettere concorrenza nei servizi, riformare la pubblica
amministrazione per renderla compatibile con un mondo competitivo.
"Solo da poche settimane esiste una assegnazione di risorse quantificata e un programma temporale definito. Inoltre il Piano Territoriale Provinciale e la nuova Legge urbanistica hanno fornito agli enti locali lindispensabile contesto per ridisegnare il territorio. In sostanza sembra emergere una cultura nuova con unattenzione allindustria che non si riscontrava da anni.
Lantico deficit di scolarità che ci ha da sempre accompagnato è quasi annullato, le vocazioni dei giovani non sono ancora coerenti con la domanda di lavoro ma la propensione agli studi tecnici è di molto superiore alla media italiana.



