Interviste e opinioni degli imprenditori 2008

Le critiche al decreto sicurezza - Alberto Bombassei, vice-presidente di Confindustria (La Rassegna - 13 marzo 2008): "Sono veramente indignato. Nessuno è contrario a questo provvedimento. Le questioni che stiamo ponendo sono di natura esclusivamente tecnica e di mero buon senso. Solo nelle ultime ore è stata consegnata la parte riferita alle cosiddette norme tecniche che costituiscono i nove decimi dell’intero impianto normativo. Mentre riteniamo corretto che il datore di lavoro sia sanzionato con la pena massima dell’arresto se omette di procedere alla valutazione dei rischi, crediamo che sia ingiustificato procedere solo perché, pur avendo scritto il documento di valutazione dei rischi, lo ha fatto in maniera incompleta. Nei testi governativi non solo sono stati quadruplicati gli importi, ma non c’è alcuna proporzione fra la sanzione e la mancanza. Questo perché non si distingue fra mancanze meramente formali e mancanze che, invece, possono creare reali situazioni di pericolo per i lavoratori. Creare un apparato sanzionatorio che punisce indiscriminatamente tutti i comportamenti dell’impresa ha solo l’effetto di mettere in difficoltà le imprese serie, mentre rischia di far aumentare l’economia sommersa, proprio quella che è all’origine del maggior numero di infortuni e luogo di sfruttamento, di mancanza di diritti e di salari da fame”.

 

Le critiche al decreto sicurezza - Roberto Frattini, delegato alla sicurezza di Confindustria Bergamo (La Rassegna - 13 marzo 2008): "“Il tema è drammatico e deve essere affrontato in maniera seria e coerente e soprattutto efficace. In questo modo, invece, si aumenta moltissimo l’attenzione agli aspetti burocratici. La documentazione prodotta in azienda deve essere semplice, altrimenti la burocrazia diventa protagonista. È assurdo prevedere pene simili per comportamenti disonesti e per mancanze burocratiche. Dietro le carte ci si può nascondere, ma quello che conta sono i fatti, l’organizzazione. Un’azienda organizzata è sinonimo di azienda sicura. Il problema deve essere affrontato da diversi attori: aziende, dirigenti e dipendenti a tutti i livelli. Serve un controllo e un supporto dell’ente pubblico, serve un’attenzione al fenomeno dell’immigrazione che non può essere delegata solo al mondo delle imprese, serve più informazione, serve più cultura, più formazione a tutti i livelli. Un approccio corretto deve prevedere un’attenzione maggiore dove i rischi sono maggiori, pene proporzionali alla gravità dei comportamenti, la corresponsabilizzazione di tutte le parti della società. A Bergamo l’esperienza maturata in questi anni con il Comitato paritetico fra imprenditori e sindacati è stata positiva. Ma il decreto non porta alcun contributo. Anzi, rischia di far tornare nel sommerso piccole e piccolissime aziende che temono di essere soffocate dalla burocrazia”.