Interviste
e opinioni degli imprenditori 2008
Possibile conciliare cura della
famiglia e lavoro - Rita Melocchi, vice-presidente di Confindustria Bergamo
(L'Eco di Bergamo - 14 maggio 2008): "Per un imprenditore, un lavoratore
che riesce a trovare la giusta conciliazione tra tempi della famiglia e del lavoro,
è un capitale umano che si fideizza all'ambiente aziendale e che risponde
dando il massimo della professionalità. Ecco perché assecondare
le donne con misure aziendali che incrocino le loro esigenze alla fine non può
che premiare l'impresa anche in termini di fatturati".
"Se le
mie lavoratrici stanno bene a casa, stanno meglio anche al lavoro. Certo ci vuole
un po' di organizzazione: all'inizio non è stato facile, ma le assicuro
che l'azienda non ci perde. Il capitale umano è la cosa più importante
e non sono l'unica a pensarla così. Abbiamo elaborato diversi tipi di part
time sia per i reparti produttivi sia negli uffici, e 35 delle nostre dipendenti
hanno scelto questa formula o quella delle squadrette. Solo 11 sono full time.
Certo non è facile coordinare le variazioni ma le mamme possono essere
a casa con i figli quando escono da scuola, andare alle riunioni e agli incontri
con i professori, dare del tempo ai loro figli. E nello stesso tempo non sono
costrette a lasciare il lavoro, ma possono continuare a esercitare una professione
che altrimenti sacrificherebbero per la famiglia".
"Successo anche per il telelavoro: chi ha appena avuto un bimbo e deve rientrare dalla maternità quando il piccolo ha tre mesi, soffre. Dall'altra parte, se si tratta di quadri direttivi, scalpitano per rientrare e non perdere il contatto con la realtà lavorativa. Abbiamo in questi casi introdotto con successo il lavoro da casa. Quando metti una donna nella condizione di poter conciliare vita familiare e professionale, ne guadagni in collaborazione e redditività. Insomma andare incontro alle donne e madri premia l'azienda oltre che la famiglia".
"Offriamo un'assistenza mutui per orientare i dipendenti quando si trovano a fare degli investimenti appoggiandoci a una società esterna".
"Anche
nelle aziende meccaniche ormai non conta tanto la forza fisica ma serve cervello
e voglia d'imparare. Le donne in questo hanno molto da giocare".



