Interviste
e opinioni degli imprenditori 2008
Il problema "costo del credito" - Claudio Gervasoni, responsabile Punto Finanziario di Confindustria Bergamo (L'Eco di Bergamo - 2 novembre 2008): "Sul credito, al momento, la preoccupazione maggiore delle aziende bergamasche più che per l'accesso è per i costi. Dal monitoraggio condotto dal Punto Finanziario di Confindustria Bergamo, la disponibilità di finanziamento appare infatti sostanzialmente inalterata: le richieste delle aziende hanno avuto un alto tasso di accoglimento, a testimonianza che i nostri istituti non hanno dato la paventata stretta. Però si registrano anche costi maggiori legati soprattutto ai tassi e, seppure in misura minore, anche agli oneri bancari. L'eccezionale situazione dei mercati finanziari sta impattando negativamente sul costo del denaro per gli istituti di credito. La crescita dei tassi applicati è una conseguenza diretta dell'incremento vertiginoso dei costi che le banche devono sostenere per reperire le risorse sul mercato".
"Questa impennata si è peraltro innescata su una tendenza di crescita già in corso da tempo: a fine agosto 2006, quando di subprime si sentiva parlare solo tra gli addetti ai lavori, l'Euribor 3 mesi lettera era infatti al 3,2%, mentre la media dello scorso settembre, prima dell'ultimo strappo fino al 5,4% poi rientrato, era già superiore al 5%. L'incremento non può quindi essere imputato solo alla crisi attuale. È' frutto anche di altri fattori strutturali. Un ruolo fondamentale lo sta giocando il lento ma graduale processo di adeguamento alle direttive imposte da Basilea 2, la normativa che vincola attraverso un meccanismo di accantonamento del capitale per gli istituti, i tassi d'interesse applicati al rating ottenuto dall'impresa al termine di una valutazione analitica, qualitativa e comportamentale".
"La Pmi bergamasca non appare ancora oggi in grado di confrontarsi con questi nuovi meccanismi per carenze organizzative, strutturali e strategiche e sta subendo nella gran parte dei casi passivamente la nuova realtà del credito"
"L'atteggiamento delle banche nei prossimi mesi sarà probabilmente orientato a riparametrare gli affidamenti concessi alle imprese verso una maggiore aderenza tra linee accordate ed importi utilizzati. Questo non per mancanza di fiducia nell'industria, ma per effetto di una serie di variabili che vanno dall'eliminazione della commissione di massimo scoperto alle novità di Basilea 2 e alla crisi finanziaria mondiale".
"Le convenzioni fissano un tetto massimo e in questo hanno un'utilità ma la formula non tiene conto del nuovo approccio legato al rating".
"Innanzitutto
le imprese devono fare un check up dell'azienda per trovare le soluzioni più
adatte a mantenere l'equilibrio finanziario aziendale senza far mancare le risorse
fondamentali per la crescita. Chi può ricapitalizzi, perché il problema
che hanno molte nostre aziende della sottopatrimonializzazione non è stato
risolto. Le origini sono storiche, legate anche a politiche fiscali che non hanno
favorito la capitalizzazioni, oltre al fatto che molte aziende sono a carattere
familiare e non ha sentito questa esigenza. Se non si risolve questo problema,
però, in prospettiva peggiorerà, perché la patrimonializzazione
incide sul rating e dal rating dipendono le condizioni di finanziamento".



