Interviste
e opinioni degli imprenditori 2009
Crisi, prospettive ancora incerte
- Stefano Cofini, responsabile Ufficio Studi di Confindustria Bergamo (La
Rassegna - 26 febbraio): "La crisi è sicuramente grave ma ora è
necessario concentrare l'attenzione sul come uscirne per recuperare. All'interno
della nostra organizzazione, abbiamo condotto un'indagine approfondita che ha
coinvolto 200 imprese significative nel panorama del mondo economico bergamasco.
Tutte hanno sostenuto che a ottobre si è verificata una caduta verticale
degli ordini (attorno all'80-90%), repentina, improvvisa e per qualche verso ingiustificata.
Contemporaneamente sono accadute alcune cose abbastanza gravi: è iniziato
un forte rallentamento nel saldo delle forniture, i termini di pagamento delle
merci sono stati spostati fino a 365 giorni, le banche hanno cominciato a restringere
il credito (selezionando a loro discrezione le imprese destinatarie) e comunque
a un costo più elevato. Questi sono stati gli effetti sull'economia reale
della crisi finanziaria. Pensare di uscire in tempi brevi da questo travaglio
è impossibile. Se si può ipotizzare che la crisi finanziaria si
possa risolvere entro l'estate, per il manifatturiero il discorso è diverso.
Si va a settori. Il tessile, che lavora "time to market", va in crisi
in maniera repentina. Ma può riprendersi altrettanto velocemente. Per il
comparto dei grandi impianti (macchine utensili), la ripartenza è più
lenta. Sul fronte occupazionale, la situazione diventerà pesante, ma perché
partiamo da un tasso di disoccupazione basso (2,5-2,8%, contro la media europea
del 6%). Il rischio forte è che si possa perdere una quota importante di
risorse umane, capaci di fare qualunque cosa e che rappresentano l'elemento principale
del tessuto produttivo lombardo. In assenza di tali risorse, anche i settori innovativi
faranno fatica a ripartire. La crisi rappresenta anche un'opportunità perché
la ripresa partirà dall'economia reale e dal manifatturiero. Occorre però
aggiungere, in negativo, che il non aver fatto le liberalizzazioni e la mancanza
di una tensione alla crescita, verso lo sviluppo, ci penalizzano".



