Interviste e opinioni degli imprenditori 2009

Uscire dalla crisi, le opinioni degli imprenditori: Miro Radici, Itema Group (L'Eco di Bergamo - 25 settembre): "Sembrerebbe che abbiamo toccato il fondo. Adesso pare che ci sia una piccolissima ripresa, ma appunto partendo dal fondo. Non è una situazione entusiasmante, ma ci può dare un minimo di coraggio per sperare che nel 2010 qualcosa succeda. Le persone in cassa integrazione allo scadere potrebbero trovarsi in condizioni difficili. Credo che l'unica cosa sia un intervento della politica, perché possano trovare un paracadute per questa gente. Altrimenti, se non si trova il modo per un prolungamento, credo che ci saranno impatti molto seri. Si deve affrontare il problema in fretta se si vuole guardare in faccia la realtà e non raccontarsi favole. Questo lo devono fare tutti: politica, sindacati e imprese per fare pressione sul governo. Hanno dato sette anni di ammortizzatori sociali all'Alitalia, non capisco perché non li possano dare a un'azienda bergamasca".

"Situazioni di questo tipo scatenano una spietata competizione. L'Italia, che non è il regno della competitività, visto che siamo ai livelli più bassi d'Europa, soffrirà più degli altri. Per questo occorre un'enorme riorganizzazione del modo di pensare il lavoro che ci coinvolge per primi".

"Anche nei settori in crisi le aziende restano, anche se bisogna cambiare il modo di fare business. Non si può pensare che tutto sia come prima: bisogna cambiare, cambiare il modo di fare produzione, senza necessariamente cambiare settore".


Uscire dalla crisi, le opinioni degli imprenditori: Vincenzo Crapanzano, TenarisDalmine (L'Eco di Bergamo - 25 settembre): "Il problema Cina è peggiorato: era una minaccia prima, ma ora lo è ancora di più perché ha investito di più in questi anni. Oggi si stima che la domanda sia scesa a 22-25 milioni e il calo si è avuto nei mercati al di fuori della Cina. La Cina non viaggia più a due cifre, ma continua a crescere molto".

"Il prezzo del petrolio, sceso a 35 dollari, è tornato a 65-70: i progetti che si erano fermati sono ripresi, ma con la crescita della capacità installata, soprattutto in Cina, la situazione competitiva è completamente diversa".

"Il nostro spazio è su prodotti molto complessi. Qui il gap è ancora grande. Sui mercati internazionali noi contiamo su questi prodotti. Sicuramente non torneremo alla situazione precedente e il manifatturiero in Europa si dovrà ridimensionare. Per auto e macchine movimento terra, ad esempio, la produzione non tornerà ai livelli pre crisi. Sono previsioni difficili da fare, ma immaginiamo che sarà così. Poi magari si creeranno altre attività, ma quelle più tradizionali caleranno".

"Non si può far finta che la crisi non ci sia. È il momento di prendere delle decisioni. Se alcuni settori declinano, occorre essere realisti. Questo aiuta il sistema a rinnovarsi più rapidamente e fa spazio alla nascita di nuove attività. La cosa peggiore è stare fermi. Le idee, dobbiamo averle noi. Noi da tempo ci stiamo muovendo per portare l'attività su prodotti differenziati e complessi in mercati che crescono come l'oil & gas. C'è tutto il mercato dei contenitori a pressione per autotrazione che probabilmente crescerà".

Uscire dalla crisi, le opinioni degli imprenditori: Silvio Albini, Cotonificio Albini (L'Eco di Bergamo - 25 settembre): "La Cina è da sempre una grande minaccia e allo stesso tempo un mercato di sbocco. Il rischio è che perdiamo grandi quantità di prodotti medi e medio-alti che abbiamo sempre realizzato, perché i cinesi sono sempre più bravi e inondano i mercati. In Italia vengono ad acquistare il meglio, le fasce più alte e qui sta lo sbocco. Peccato che i quantitativi che perdiamo sono incomparabili con quelli che riusciamo a portare in Cina. Abbiamo smesso di peggiorare, ma di crisi ancora si tratta. Tra fine luglio e agosto si era visto qualche miglioramento, ma adesso siamo di nuovo in una situazione stazionaria e difficile e via via sempre più disomogenea fra settori, imprese e mercati. Abbiamo smesso di precipitare in modo drammatico, ma il livello di contrazione del nostro settore per fatturato e quantitativi, dal 20 al 35 e in alcuni casi anche al 40%, è alquanto doloroso. Costi fissi e capacità produttiva sono inadeguati e superiori. È chiaro che dobbiamo agire ancora di più su fattori come innovazione, servizio e qualità. Il problema è se questi fattori, diversi dal prezzo, consentono un nuovo equilibrio economico fra costi e ricavi per le nostre imprese in questo nuovo mondo manifatturiero".

"Per ora il tessuto industriale è sotto stress, ma tiene. C'è la responsabilità a salvaguardare quanto costruito nel tempo e a mantenere il nostro know-how fatto soprattutto di persone. Nonostante le difficoltà si fa ricorso agli ammortizzatori sociali e, tranne eccezioni, le aziende le stanno tentando tutte prima di procedere a puri e semplici licenziamenti".

Uscire dalla crisi, le opinioni degli imprenditori: Giovanni Fassi, Fassi Gru (L'Eco di Bergamo - 25 settembre): "I mercati sono ancora abbastanza depressi e sostanzialmente non è cambiato molto da un anno fa. Cambiano le percentuali, nel senso che se a gennaio si era a -60%, adesso siamo a -50%, ma non c'è un miglioramento: è solo che nel 2008, settembre era già più negativo rispetto a gennaio. Non abbiamo mai avuto un problema Cina. Le nostre macchine sono poco vendute in quell'area e le aziende cinesi non hanno investito nel comparto. Inoltre, il settore non ha nessuno che produce in Cina, di conseguenza non abbiamo portato la tecnologia: questo non vuol dire che non ci possano copiare, ma quanto meno devono venire qui a imparare. Inoltre, usiamo acciaio europeo".

"A livello mondiale c'è stata una sovraproduzione immobiliare. Fino a quando non si costruiranno nuove case ai ritmi del 2005, non torneremo ai volumi di allora. Il 2007 per noi è stato l'anno migliore. In quattro anni abbiamo raddoppiato fatturato e produzione. Una crescita repentina. Ma non può continuare così: diventa difficile da sostenere. Di sicuro la crisi non è passeggera e non ci sarà un rimbalzo. C'è un problema di riassetto sui volumi dei prossimi anni. È un problema strutturale a medio termine, ma fare previsioni è difficile. Credo che nel 2010 la crescita sarà ridotta. Se ne dovrà riparlare nel 2011. Il problema è riuscire a prevedere a quale livello assestarsi".