Interviste e opinioni degli imprenditori 2010

Ottimismo, nonostante la crisi - Gianluigi Viscardi, presidente della Piccola Industria di Confindustria Bergamo (L'Eco di Bergamo - 14 maggio): "Sono tante le difficoltà da affrontare per gli imprenditori, a seguito della crisi: dagli ordini che non arrivano, ai problemi del credito, dal Paese in perenne campagna elettorale all'euro debole. Nonostante ciò, mi sento ottimista. Si assiste ad una piccola ma costante ripresa. Il primo trimestre di quest'anno ha evidenziato una crescita del 6,4%, contro il calo di oltre il 20% del 2009. Bisogna credere nel futuro: le Pmi sono la spina dorsale del Paese e nonostante cali nel fatturato del 30-40% non hanno scaricato sui lavoratori gli effetti della crisi. Prima della cassa integrazione o di licenziamenti, gli imprenditori si sono impegnati nella riorganizzazione aziendale, consci del proprio ruolo sociale".

"Occorre misurare il vero valore dell'azienda: dall'innovazione all'efficienza produttiva, dalla professionalità alla logistica, al capitale umano. Il cambiamento culturale è fondamentale. La nostra organizzazione sta predisponendo una nuova versione del "Cruscotto" (il software studiato per l'autovalutazione del rating aziendale, che contenga anche la valutazione dell'intangibile".

Coinvolgere i collaboratori in un progetto comune - Gianluigi Viscardi, presidente della Piccola Industria di Confindustria Bergamo (Il Giorno - 14 maggio): "Piuttosto che acquistare le idee è indispensabile coltivarle all'interno di ciascuna realtà produttiva. Certo, è essenziale che si adottino meccanismi favorevoli alla loro nascita e valorizzazione e che queste diano poi frutti. Gli esperti, del resto, ci ricordano che la ricerca è la capacità di trasformare i soldi in idee e che l'innovazione è la capacità di trasformare le idee in soldi".

"Il "cruscotto dell'intangibile" è la punta dell'iceberg di un approccio molto più ampio e globale che richiede un vero e proprio salto culturale. Dobbiamo imparare a dire addio alle nostre certezze, fondate sui capannoni e gli immobili, e considerare, per esempio, il rischio della perdita di conoscenze legata all'abbandono improvviso di un dipendente. Non è solo un discorso di remunerazione adeguata ma anche di coinvolgimento dei collaboratori in un progetto comune, che faciliti la crescita del senso di appartenenza. Solo così potremo aiutare noi stessi ad uscire dal tunnel".

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