Interviste
e opinioni degli imprenditori 2010
Alberto Barcella: priorità agli studi tecnici - Alberto Barcella, presidente di Confindustria Lombardia (L'Eco di Bergamo - 30 maggio): "Una recente inchiesta dice che circa il 70% dei neolaureati ignora che l'Italia è il 2° Paese più industrializzato d'Europa e che il settore metalmeccanico vale ben 116 miliardi di euro. Il settore manifatturiero bergamasco si è sempre contraddistinto a livello nazionale sia per la sua produzione sia per la sua qualità. Ma ora ci sono dati che non vanno ignorati, riguardanti i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 24 anni. In India sono 233 milioni (19% della popolazione), in Cina 228 milioni (16%), in Italia 5,8 milioni (9%). Ciò significa che le giovani leve da noi sono una quantità che scarseggia, quindi una risorsa preziosa. Ma questa scarsità non si traduce in facilità nel trovare lavoro, visto che il 23% di loro non fa nulla: non studia, non lavora, non fa tirocinio. In questo contesto il ruolo ricoperto dalle scuole a indirizzo tecnico per la crescita economico-industriale del nostro territorio è stato e deve continuare a essere fondamentale. Non si può pensare allo sviluppo dell'industria bergamasca senza tenere conto di quanto apportato da istituti quali l'Esperia. Ma alcune scelte scolastiche non hanno favorito né favoriscono la successiva ricerca di lavoro da parte dei neodiplomati o neolaureati. Nel 1990 il 47% degli studenti frequentava istituti tecnici, contro il 31% dei licei, oggi le parti si sono invertite: il 42% dei ragazzi opta per un liceo, mentre soltanto il 34% varca le soglie di un istituto tecnico. Con il risultato che molti liceali, al termine dei cinque anni o dopo aver frequentato l'università, si ritrovano con un titolo di studio o una laurea non facilmente spendibile, quindi con scarse possibilità di trovare un buon lavoro. Davanti a questa abbondanza di liceali, mancano, al contrario per il mondo del lavoro, molte figure tecniche. Tanto è vero che nel periodo precrisi le industrie non riuscivano a reperire 180 mila lavoratori "tecnici" da assumere. Una ricerca che sta proseguendo tuttora: nonostante la forte crisi in atto, alle imprese mancano ancora 70 mila tecnici".
"Un
Paese come il nostro, se vuole restare tra quelli più industrializzati
al mondo, non può fare a meno delle figure professionali tecniche. Con
questo presupposto abbiamo, come industriali, sostenuto e richiesto il riordino
degli istituti tecnici: non per impadronirci della scuola, bensì per mettere
a disposizione delle nuove leve le nostre competenze e conoscenze. Offrendo stage
e tirocini agli studenti, aggiornamenti agli insegnanti. Altrimenti il rischio
è quello di vedere le nostre scuole, e i nostri ragazzi, arretrare sempre
di più davanti a un mondo in continua e rapida evoluzione".



