Interviste e opinioni degli imprenditori 2011

Le Assise nazionali - Carlo Mazzoleni, presidente di Confindustria Bergamo (L'Eco di Bergamo - 4 maggio): "Come imprenditori siamo semplicemente stufi. Stufi di ripetere da anni la solita elencazione di richieste che restano inascoltate dalla politica. Quadro sconfortante, rischiamo il declino".

"Noi comunque restiamo la seconda nazione manifatturiera in Europa dopo la Germania, difendiamo bene le nostre quote di mercato mondiale, siamo leader in mille nicchie di mercato. Quindi, nonostante le carenze del Paese, l'industria italiana ha fatto miracoli: se potessimo competere ad armi pari con i nostri concorrenti, saremmo un'altra Germania. Ecco perché il Paese deve consentire alle imprese di scatenare tutte le loro potenzialità che sono enormi".

"Siamo una delle associazioni territoriali più importanti e abbiamo dato tanto all'associazione nazionale in termini di classe dirigente, da Bombassei a Moltrasio, da Rocca a Pesenti".

"Non abbiamo mai portato avanti mai una politica di occupazione delle poltrone, abbiamo sempre agito per il bene del territorio. Non credo che il peso dell'associazione si possa misurare in termini di posti di comando. Per la Camera di Commercio abbiamo avuto per 18 anni il presidente, nella Sacbo saremo molto attenti nel sorvegliare che i futuri vertici della società - persone peraltro degnissime - tengano dritta la rotta e ci sia un pieno rispetto delle strategie condivise".

"L'Italia da ormai dieci anni cresce con tassi annui dell'1%, salvo gli anni in cui è andata indietro. Abbiamo un problema di crescita, ci si attenderebbe che la politica mettesse in campo una strategia di cose da fare per il Paese, poche e importanti, in grado di rilanciare lo sviluppo e la competitività del Paese. I problemi, dalla disoccupazione al debito pubblico, non si risolvono se non si riprende un percorso di crescita: non lo dice solo Confindustria, lo hanno recentemente ribadito anche Mario Draghi e Mario Monti".

"Abbiamo una classe politica che ha come orizzonte temporale la scadenza del suo mandato: la sua preoccupazione principale è di arrivare a fine mandato in condizioni tali da potere riconquistare il consenso. Così, i problemi non vengono affrontati e vengono rinviati, il che complica le cose perché a problema si somma problema. E invece ci vorrebbe una politica di lungo respiro, coraggiosa, in grado di prendere anche decisioni impopolari".

"Ormai abbiamo accumulato un gap di competitività non solo rispetto alla Cina ma anche alla Germania e alla Francia".

"Sarà un momento molto democratico di confronto a livello di vita associativa: tutti gli imprenditori sono invitati ad avanzare le loro proposte, partecipando alla formulazione delle tesi".

"Abbiamo problemi di capitalizzazione, di dimensione dell'impresa, di innovazione del prodotto, della qualificazione del personale, dobbiamo internazionalizzarci di più. Sono tutte cose che dobbiamo fare, a patto però che la politica ci supporti nella legittima richiesta di un Paese moderno, efficiente e che consenta alle aziende di crescere e di creare nuovi posti di lavoro, attraverso, ad esempio, contratti di apprendistato per rilanciare l'assunzione dei giovani. I giovani sono il problema numero uno di questo Paese. E noi rischiamo di perdere una generazione intera".