“BERGAMO, L’ALTRA VENEZIA.
Il Rinascimento negli anni di Lorenzo Lotto”
Accademia Carrara
Bergamo, 4 aprile – 8 luglio 2001
L’CONFINDUSTRIA BERGAMO Unione degli Industriali della Provincia, sostenendo le attività artistiche
nelle forme più diverse e partecipando alla realizzazione
di rassegne d’arte di rilevanza internazionale, come questa,
intende evidenziare il profondo e concreto legame che
da sempre unisce la sfera della creatività alla realtà
industriale fondamento di uno sviluppo illuminato.
Si tratta di una prestigiosa
occasione che tra l’altro consente di rileggere e reinterpretare
in chiave contemporanea l’“inquietudine” di Lorenzo Lotto,
imprevedibile, spesso incompreso artista della prima metà
del Cinquecento.
Lucido interprete della precarietà
di “un mondo ideale” debole e incerto, Lotto non partecipò
a particolari correnti artistiche, non ebbe discepoli,
restò sempre solo per scelta e perché emarginato da quanti
non accettarono, a quel tempo, il suo modo di concepire
l’arte.
Pittore di grande originalità,
seppe mantenere inalterato il suo modo d’essere uomo trasferendo
nelle sue tele l’essenza di quella coerenza tra sostanza
morale ed espressione artistica che fanno del Lotto un
personaggio assai raro.
La mostra: “Bergamo, l’altra
Venezia. Il Rinascimento negli anni di Lorenzo Lotto”,
consente, inoltre, di riaffermare quel ruolo di primo
piano che a pieno titolo compete alla città di Bergamo
nel panorama degli appuntamenti culturali più prestigiosi.
Invero, la realizzazione di
questo evento d’eccellenza, che si propone come tappa
conclusiva del trittico dedicato alla grande pittura rinascimentale
- dopo i successi ottenuti nel 1998 dalla mostra “Lorenzo
Lotto. Il genio inquieto del Rinascimento” e nel 2000
della mostra “Caravaggio. La luce nella pittura lombarda”
– oltre ad essere una grande occasione culturale è l’espressione
del doveroso omaggio a tanta genialità.
Infatti, Lorenzo Lotto, Andrea
Previtali, Giovanni Cariani, Palma il Vecchio, sono tra
i principali esponenti di una “scuola” che ha contribuito
in modo determinante alla nascita di una vera e propria
corrente bergamasca all’interno della grande pittura
veneziana, talvolta addirittura alternativa a quella tradizionale
legata a Giorgione e Tiziano.
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